La Commissione europea rafforza Horizon Europe, il programma di punta dell’Unione per la ricerca e l’innovazione con uno stanziamento aggiuntivo di 500 milioni di euro per il biennio 2026-2027. La dotazione complessiva raggiunge circa 14,8 miliardi. Insieme ai fondi, Bruxelles amplia anche il perimetro d’azione con due nuovi bandi trasversali, pensati per affrontare alcune delle grandi sfide del momento fa cui le piattaforme digitali basate sull’intelligenza artificiale per un sistema energetico europeo più accessibile, sicuro e sostenibile, le competenze per le PMI innovative e la tutela della biodiversità di fronte all’espansione delle industrie pulite e digitali.

A commentare la decisione è la commissaria per le Startup, la Ricerca e l’Innovazione, Ekaterina Zaharieva, che ha affermato: “Con questa modifica destiniamo nuove risorse alle priorità che contano per gli europei e per attrarre e rafforzare l’eccellenza in Europa”. E rivendica i risultati già ottenuti. L’investimento, sottolinea, “sta aiutando più di 151.000 giovani ricercatori a costruire la propria carriera e 20.000 imprese a trasformare le idee in soluzioni, prodotti e posti di lavoro”.

Due nuovi bandi

Il primo bando, dedicato al cambiamento trasformativo verso un’economia e una società “positive per la natura”, mette sul piatto 237 milioni e sosterrà 11 azioni di ricerca e innovazione. Servirà a raggiungere l’obiettivo di destinare il 10% della spesa alla biodiversità, previsto dal Piano strategico 2025-2027, e a orientare l’economia verso modelli che tutelino gli ecosistemi senza sacrificare competitività, resilienza e autonomia strategica. Le ricadute toccano diversi dossier europei: il Patto per gli oceani, il regolamento sul ripristino della natura, il Clean Industrial Deal, la strategia sulla resilienza idrica e la gestione integrata del rischio incendi.

Il secondo, “Bridging Actions 2027”, ha una dotazione di 260 milioni e guarda oltre l’orizzonte del programma attuale. Deve infatti preparare Horizon Europe 2028-2034 e il suo raccordo con il futuro Fondo europeo per la competitività, introducendo un “percorso dall’innovazione all’investimento” che avvicini i risultati dei laboratori alla loro applicazione commerciale. Sono sedici le azioni previste, su tecnologie avanzate con forte potenziale di mercato: una piattaforma europea dei media con IA, pensata come infrastruttura multilingue e di interesse pubblico per informazione e audiovisivo; le città-laboratorio per la guida autonoma; le infrastrutture di ricerca come leva per attirare talenti; nuovi schemi di scalabilità per il Nuovo Bauhaus europeo.

Proprio al Nuovo Bauhaus va un ulteriore sostegno: il programma di lavoro rivisto finanzierà la relativa Academy, anche con percorsi di aggiornamento e riqualificazione per chi lavora nell’edilizia.

Un programma per attrarre ricercatori

Due rapporti diffusi contestualmente dalla Commissione tracciano il bilancio. Il primo, sullo stato di avanzamento, rileva che dal 2021 il programma ha erogato 61 miliardi in sovvenzioni e 1,3 miliardi in capitale di rischio, per quasi 23.000 progetti a cui partecipano oltre 34.000 organizzazioni, comprese 20.000 aziende. Il grosso dei fondi è andato ad atenei e centri di ricerca; alle imprese sono arrivati più di 11 miliardi. Si contano inoltre oltre 32.300 pubblicazioni scientifiche sottoposte a revisione tra pari, per lo più ad accesso aperto, e più di 151.000 giovani ricercatori sostenuti, tra dottorandi e post-doc.

Il secondo report si concentra sull’appeal verso chi non aveva mai partecipato ai programmi europei: il 55% dei beneficiari è un nuovo ingresso e due terzi di questi sono imprese. Resta però un limite: il nuovo arrivato medio si ferma a un solo progetto, mentre le realtà più esperte ne ottengono di più. Per Zaharieva il dato positivo è chiaro: con oltre la metà dei beneficiari alla prima esperienza, “Horizon Europe sta aprendo le porte”. La commissaria guarda già al prossimo bilancio pluriennale: la proposta per un programma “ambizioso e molto meglio finanziato” nel prossimo quadro finanziario, dice, “si basa su questo successo”, e ora si attende di lavorare con i colegislatori “per trasformare quell’ambizione in realtà”.

Formare all’Europa i futuri insegnanti: il progetto TEAMCE

Se Bruxelles investe per portare l’Europa nei laboratori, c’è chi lavora perché arrivi anche nelle aule. È il caso di TEAMCE, iniziativa nata per colmare le lacune formative dei docenti italiani sui temi dell’integrazione europea, con l’ambizione di trasformare la conoscenza dell’Ue in una componente stabile della preparazione degli insegnanti.

Il progetto Erasmus+ Jean Monnet guarda a tre platee: circa 2.900 iscritti ai corsi di laurea in Scienze dell’Educazione e Pedagogia dell’Università eCampus, più di 15.000 docenti precari impegnati in master e percorsi post-lauream dell’Università eCampus , e almeno 2.400 insegnanti già in cattedra, raggiunti tramite la piattaforma SOFIA del Ministero dell’Istruzione.

Al via il progetto TEAMCE: il kick-off meeting si è tenuto a Novedrate

L’offerta didattica è costruita su tre livelli: moduli da 1 credito inseriti negli insegnamenti universitari di base, un modulo da 3 crediti sulla cittadinanza europea per i corsi post-laurea e dodici corsi brevi su SOFIA, calibrati per materia e grado scolastico.

Alla realizzazione lavorano tre partner: il centro di ricerca Recipe dell’Università eCampus è capofila e coordinatore; il CesUE, spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna, metterà a disposizione tutti i materiali in open access sulla piattaforma Educivica.eu per almeno un decennio; Focus Europe Italia partecipa come media partner.

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